lunedì 6 aprile 2020

I SEGNI DELL’UOMO, DELL’ACQUA E DELLA PIETRA NELL’AGRO DI RUVO DI PUGLIA: UN DIARIO DI VIAGGIO


Anni fa, assieme ai miei… amici di avventura Gianfranco Marinelli e Vincenzo Iurilli, facemmo una lunga passeggiata. Come sempre, con la sola voglia di aprire nuovi cammini e di porgere delle suggestioni.
In questi giorni di “clausura”, di dolorosa assenza dalla Murgia, mi fa piacere riproporvi questo diario. Buona passeggiata.
L’interazione fra acqua, pietra e uomo è una delle chiavi di lettura più efficaci del paesaggio del nostro agro, così come dell’intero areale geografico nel quale siamo collocati. Ogni angolo è modellato dall’azione di questi elementi e, la comprensione dei loro innumerevoli effetti, aumenterà di suggestione una qualsiasi passeggiata.
Le scarse acque di pioggia penetrano in profondità, formando solo accumuli effimeri. Eppure esse scolpiscono continuamente la roccia corrodendola, in superficie e nel sottosuolo. Ne sono testimonianza i Campi carreggiati fatti da fitti allineamenti di rocce affioranti, ma anche le grandi cavità scavate fino a profondità irraggiungibili, e che comunicano con la superficie attraverso le aperture degli inghiottitoi. L’uomo ha assecondato il clima e la morfologia di questo ambiente. Ha coltivato le lame, nelle quali si accumula il terreno trasportato in seguito all’erosione sui versanti e ha utilizzato questi come pascoli.
La coltivazione deve fare i conti con la“pietra” (le pietre!), vistada sempre come un ostacolo ma anche come risorsa. E così, muri di terrazzamento, di confine, recinti per animali, capanne, torri, specchie, tombe, casette rurali e trulli, sono stati costruiti trasformando il problema in una risorsa utile. Le stesse pietresono state colonizzate e colorate dai licheni, assumendo l’aspetto di strutture esistiti da sempre, quasi non fossero state artificialmente posizionate.

a cura di Mariano Fracchiolla


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