venerdì 1 maggio 2020

Il dovere di festeggiare il lavoro


Riflettiamo sul lavoro con l'intervento che Stefano Tassinari, vicepresidente Acli nazionali, ha scritto per "Luce e vita"

Parlare di festa di fronte ai tanti caduti del Covid 19, sembra assurdo. Tanto più del lavoro, sempre più a rischio, ma la questione cambia radicalmente se si recupera il senso vero della festa.
Ancor più il senso cristiano della domenica vive la festa non come mera evasione della realtà.
Solo una società che insieme sa riconoscere senso alla fatica, al dolore e quanto insieme riesce a costruire e a custodire sa farsi comunità che possiede i due ingredienti fondamentali per vivere e sopravvivere: la capacità di riconoscere il vero valore delle singole cose, innanzitutto di quelle non riconducibili in toto e sempre a un qualche prezzo di un qualche mercato, e, di conseguenza il coraggio di lottare per qualcosa che vale davvero la pena.
La Festa del Lavoro nasce, alla fine dell’’800, proprio come giornata di lotta collettiva, come festa per affermare diritti, dignità, riscatto dallo sfruttamento.
Festeggiare il lavoro deve essere il primo nostro impegno perché significa interrogarsi collettivamente su quanto sta scritto nell’articolo 4 della nostra Costituzione: il dovere di ognuno di contribuire con una propria attività e funzione al progresso materiale e spirituale comune. La fatica, i successi, le innovazioni tecnologiche e scientifiche, la tanta ricchezza creata da generazioni, mai così grande nella storia dell’umanità, nel lavoro di oggi acquisiscono e ci portano in dono quale società e quale progresso? E come invertire la rotta, come trarre dalla tragedia una capacità di svoltare verso un’economia e uno sviluppo diverso, capace di riequilibrare e riconciliare il rapporto tra umanità e natura, tra umanità e umanità, tra generazioni presenti e future?
La pandemia lascerà sul campo dopo tante vittime una forte depressione.
C’è la forte probabilità che prevalgano ancora una volta i furbi: la speculazione, le mire geopolitiche, l’avidità e lo stra-arricchirsi di pochi beneficiari di redditi per lo più non guadagnati, l’economia che estrae valore a favore di pochi, a scapito di quella che lo produce e distribuisce nelle comunità; e forse addirittura qualche mira post democratica, che svolta all’indietro.
Non sarà così se il nostro fermo impegno sarà convocare le nostre comunità civili ad una diffusa e popolare opera di discernimento capace di indurre le scelte politiche ed economiche a svoltare verso una strategia radicalmente nuova, una visione che potremmo dire quasi strabica.
Strabica perché, da un lato, persegue la strada della solidarietà e della distribuzione della ricchezza (orfana da qualche decennio di una vera riforma della fiscalità globale e della finanza, all’altezza di quella statunitense degli anni ’30), senza la quale nessun new deal ha manco le gambe su cui reggersi, e dall’altro lato, perché non si limita d investire, ma lo fa scegliendo un economia non più costruita sul consumare e distruggere risorse, naturali e sociali, facendo del lavoro solo un costo, ma impostata sulla centralità della cura di noi stessi, dell’ambiente in cui viviamo, di quello che le generazioni hanno costruito. Il prendersi cura di quello che vogliamo e possiamo essere come persone, comunità e pianeta, insieme, meno consumisti e superflui e più capaci di essere contenti di quello che conta veramente.
Ma sarà così solo se riscopriamo il valore della festa, e del fermarsi a benedire e fare tesoro del lavoro, grazie al quale, nella prossimità al dolore e ai morti, si vedono tante persone comuni che lottano, che resistono, che insistono con il proprio operare, spesso gratuitamente come volontari, che tengono quotidianamente in piedi la speranza del domani di tutti noi.
Un domani che possiamo insieme rendere inedito nel suo essere migliore, almeno quanto è inedito l’oggi con il suo carico di dolore e di smarrimento.

Stefano Tassinari
Vicepresidente nazionale ACLI

sabato 25 aprile 2020

festa di libertà

Oggi è la festa della libertà, che va curata e ricordata. Non dimentichiamolo nel nostro agire quotidiano, nel nostro fare Acli. Buona festa.

lunedì 6 aprile 2020

I SEGNI DELL’UOMO, DELL’ACQUA E DELLA PIETRA NELL’AGRO DI RUVO DI PUGLIA: UN DIARIO DI VIAGGIO


Anni fa, assieme ai miei… amici di avventura Gianfranco Marinelli e Vincenzo Iurilli, facemmo una lunga passeggiata. Come sempre, con la sola voglia di aprire nuovi cammini e di porgere delle suggestioni.
In questi giorni di “clausura”, di dolorosa assenza dalla Murgia, mi fa piacere riproporvi questo diario. Buona passeggiata.
L’interazione fra acqua, pietra e uomo è una delle chiavi di lettura più efficaci del paesaggio del nostro agro, così come dell’intero areale geografico nel quale siamo collocati. Ogni angolo è modellato dall’azione di questi elementi e, la comprensione dei loro innumerevoli effetti, aumenterà di suggestione una qualsiasi passeggiata.
Le scarse acque di pioggia penetrano in profondità, formando solo accumuli effimeri. Eppure esse scolpiscono continuamente la roccia corrodendola, in superficie e nel sottosuolo. Ne sono testimonianza i Campi carreggiati fatti da fitti allineamenti di rocce affioranti, ma anche le grandi cavità scavate fino a profondità irraggiungibili, e che comunicano con la superficie attraverso le aperture degli inghiottitoi. L’uomo ha assecondato il clima e la morfologia di questo ambiente. Ha coltivato le lame, nelle quali si accumula il terreno trasportato in seguito all’erosione sui versanti e ha utilizzato questi come pascoli.
La coltivazione deve fare i conti con la“pietra” (le pietre!), vistada sempre come un ostacolo ma anche come risorsa. E così, muri di terrazzamento, di confine, recinti per animali, capanne, torri, specchie, tombe, casette rurali e trulli, sono stati costruiti trasformando il problema in una risorsa utile. Le stesse pietresono state colonizzate e colorate dai licheni, assumendo l’aspetto di strutture esistiti da sempre, quasi non fossero state artificialmente posizionate.

a cura di Mariano Fracchiolla


venerdì 3 aprile 2020

Consigli per la quarantena#1 - Prendiamola con filosofia


Vi segnalo una "maratona" di filosofi in diretta streaming molto interessante, che si svolgerà domani dalle ore 11 alle ore 23. Da rivedere pure l'edizione del 21 marzo scorso.
Da non perdere perchè come dicono loro:

mercoledì 1 aprile 2020

Piazza Dante ore 18




Piazza Dante è un parco molto bello, al centro della città, con tante panchine, dove poter ammirare la bellezza della cattedrale romanica e scambiare quattro chiacchiere con amici. Da decenni è il punto di ritrovo delle famiglie ruvesi, dove i bambini possono correre di qua e di là, alternando un dondolo sull’altalena a un giro sullo scivolo.
Piazza Dante, da più di vent’anni, alle 18,00 di ogni giorno, per un paio d’ore, è il luogo di socializzazione e di aggregazione delle signore badanti. Donne immigrate provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto dall’est Europa, che alle ore 18,00 di ogni giorno sospendono il lavoro di cura degli anziani che accudiscono per dedicarsi una pausa rigenerante.
Mi ha sempre incuriosito attraversare Piazza Dante alle ore 18,00 e osservare queste donne che conservano nel vestirsi i costumi della loro città natale e sedute alle panchine chiacchierano tra di loro nella lingua del loro paese di origine. Camminando penso a loro che hanno lasciato a migliaia di chilometri le proprie famiglie, i loro genitori, i loro figli, i loro mariti, i loro affetti, le piazze e i parchi delle loro lontane città.
“In questi giorni di coronavirus”, mentre vigono nel nostro Paese le regole ferree del “#iorestoacasa”, mi è capitato di passare da Piazza Dante alle ore 18,00 e restare colpito dalla piazza vuota e senza vita. Ho pensato alle badanti che non sostano più a quell’ora a Piazza Dante, ma restano chiuse nelle loro case, le stesse dei nostri genitori anziani e dei nostri nonni bisognosi delle loro cure e della loro presenza premurosa. Ho pensato all’omaggio da tributare alle badanti, ricco di calore e di gratitudine, denso della stessa  riconoscenza che in questi giorni dedichiamo a quanti curano e proteggono la nostra comunità dall’insidia del virus.
Nico Curci

martedì 31 marzo 2020

Riprendiamo il cammino .......


E' un tempo diverso, alcuni dicono sospeso, ma è sempre un TEMPO. Mi sono chiesta come non sprecarlo, forse per questo non mi piace definirlo sospeso e credo che il modo migliore sia quello di portare avanti i nostri piccoli sogni e progetti. Tra questi c'è ne uno che mi sta particolare a cuore: fare del nostro circolo, un luogo dove ognuno si senta a casa dove poter incontrarsi per riflettere, capire, crescere, stare in pace con sé stesso e con gli altri, e perché no divertirsi......ora questo non possiamo farlo come eravamo abituati a fare fino ad un mese fa, ma possiamo keep in touch (come dicono gli inglesi, tenerci in contatto), condividendo una riflessione, un ricordo, una passeggiata, un consiglio di lettura......e ho scelto di farlo con questo blog, per e con chi vorrà camminare con noi.



Chi vuole dare il proprio contributo può mandarlo a circolo.acli.ruvo@gmail.com